Politica ed economia

Politica ed economia
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Giorgio Lunghini

 

Abstract


La questione principale, molto dibattuta in un’area della sinistra ma generalmente liquidate in maniera sommaria, è quella del ruolo dello stato e della politica nella situazione economica e sociale generata dalla fine del fordismo come forma di organizzazione dell’economia e della società. In verità è urgente un progetto che contrasti e rimedi soprattutto le conseguenze sociali di uno pseudoliberismo miope e selvaggio. Contro l’ideologia prevalente, in queste sosterrò che nella attuale situazione economica e sociale, così come va configurandosi con l’esaurirsi dell’epoca fordista, lo stato, anziché ritrarsi dall’economia e dalla società, dovrà avere un ruolo diverso dal passato, non però minore bensì maggiore, se si vuole che l’economia non uccida la società. Che nella dinamica dei sistemi capitalistici siano intervenuti cambiamenti importanti è fuori di dubbio, ma meravigliarsene è ingenuo. La capacità di mutare forma per conservare la propria sostanza è infatti la caratteristica principale del capitalismo. Dunque sarebbe altrettanto ingenuo dichiararsi disarmati di fronte a queste metamorfosi, rinunciare a quanto la teoria economica insegna circa il funzionamento e le possibili forme di governo delle economie capitalistiche, e considerare necessitato e salvifico il motto prepotente del laissez faire, di cui si dimentica l’origine e si tace una parola, così oltretutto riducendo l’idea liberale al liberismo sfrenato. Secondo Benedetto Croce «l’idea liberale vuole la libertà per tutti». Quando Colbert chiese al mercante Legendre « Que faut-il faire pour vous aider?», la risposta di Legendre invece fu «Nous laissez faire». La differenza è tra quel «tutti» e questo «nous». In campo economico, tuttavia, la premessa è la stessa, ed è di questa premessa che occorre liberarsi: non è vero, come pretendono sia I liberali che I liberisti, che il funzionamento del sistema economico sia retto da un ordine naturale, al pari del movimento degli astri nella volta celeste e della circolazione del sangue nel corpo umano. Se non venisse impedito o turbato, si sostiene, questo ordine assicurerebbe la riproduzione regolare della ricchezza delle nazioni. Lo stato normale del sistema economico sarebbe dunque l’equilibrio, un equilibrio unico, stabile e ottimo; le crisi sarebbero delle eccezioni temporanee provocate da fattori esogeni; gli interventi di politica economica risulterebbero inutili se non dannosi. È questa, in breve, l’idea di Pangloss: «Ogni avvenimento è concatenato in questo migliore dei mondi possibile; ché, infine, se non foste stato cacciato per amore di Cunegonda a pedate sul didietro da un bel castello, se non foste passato sotto l’Inquisizione, se non aveste corsa l’America a piedi e non aveste perduti tutti i montoni del bel paese dell’Eldorado, non mangereste qui cedri canditi e pistacchi».

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